|
Cronistoria
Il
Terremoto
Cronistoria del Sacro Convento
1228-
Lato nord. Convento di frate Elia (attuali saloni al pian terreno
della selva).
“Domus gregoriana” (piano superiore: area dei locali
di San Giuseppe).
Sala del capitolo (attuale cappella delle reliquie) e sala romanica.
1253
Secondo frate Ludovico da Pietralunga (†1570), con le
chiese Innocenzo IV consacra anche il primo nucleo del Convento:
«Circa la consacrazione. Non solamente consacrò
lo altare, ma ancora tutta la chiesa con il convento. Però
se dice il Sacro Convento».
1265 circa
Una lettera del notaio pontificio Benedetto Caietani - futuro
Bonifacio VIII - attesta di una biblioteca in crescita.
1282-
Lato sud-ovest. Nuovi locali conventuali (attuali locali della
cucina e dei magazzini accanto).
Refettorio grande con copertura in legno. Chiostro in stile
gotico ad arcate gotiche, costruite in filari alternati di pietra
rossa e bianca, di fronte all'ingresso dello stesso refettorio
e relativo lavabo.
1291
Lato nord. Un documento testamentario attesta l'esistenza del
cimitero presso la basilica di San Francesco.
1300 circa
Lato sud. Passeggiata romanico-gotica esterna, lungo il muro
perimetrale del refettorio, detto anche “Calce”
o “Calzo”.
1310 circa
Lato nord. Con la costruzione della cappella absidata di Santa
Caterina, viene modificato il chiostro-cimitero. Tombe comacine
già datate.
1324
Lo studio teologico provinciale dell'Umbria è trasferito
da Perugia ad Assisi. Rifacimenti e sviluppi dell'edificio a
ovest per uso scolastico.
1336
Benedetto XII obbliga i conventi francescani a munirsi dei libri
necessari nelle varie discipline. Alcuni locali ospitano lo
“scrittoio” del convento.
1340 circa
Lato nord. Puccio Capanna dipinge una Crocifissione in una delle
lunette della Sala romanica del capitolo.
1343
Diana di Gualtiero dona una somma di denaro per la costruzione
della nuova infermeria. Nel 1348 viene lasciata una vigna per
sovvenzionare lavori e suppellettili dell'infermeria.
1344
Frate Martino pittore dipinge e decora il refettorio grande
con tetto a capriate di legno.
1360
Lato ovest: costruzione del Palazzo del cardinale Egidio Albornoz.
Infermeria antica. Interventi dell'architetto eugubino Matteo
Gattapone.
1362-1370
Lato ovest: costruzione di un nuovo granaio.
Spazio dietro l'abside delle chiese: sale per la biblioteca
dello Studio teologico.
1429
Biblioteca sul lato ovest. Intervento del maestro comacino Filippo
di Antonio sulle strutture a due piani della biblioteca. Nel
1448 i maestri falegnami Paolino d'Ascoli e Apollonio di Ripatransone
realizzeranno banchi e scaffali per i libri.
1441
Lato sud. Costruzione di un dormitorio sostenuto all'esterno
con 13 archi (attuali locali delle suore).
1446
Scale esterne di comunicazione tra le due basiliche.
1472
Lato ovest-nord-sud. Costruzione della “Scarpa”
per rinforzare la fabbrica dell'Albornoz.
1474-1476
Lato ovest. Sisto IV fa costruire il rinascimentale chiostro
maggiore, sistemando definitivamente lo spazio conventuale dietro
l'abside della basilica. Viene mutilato il più antico
chiostro gotico (attuale chiostro informe dell'Immacolata).
Inoltre, vengono risistemati i locali sopra il granaio e l'infermeria
e alzati l'attuale abitazione pontificia insieme ai saloni adiacenti.
Il “palazzo gregoriano” a nord viene abbandonato
per quello “sistino” a sud-ovest. Nella progettazione
dei vasti lavori interviene forse Baccio Pontelli. L'esecuzione
si deve ai Maestri comacini. Capitelli e numerosi stemmi del
Papa di Franceschino Zampa. Lato sud della “scarpa”:
viene posta la statua di Sisto IV munita di stemma del Papa
francescano, già frate Francesco Della Rovere, 37°
Ministro Generale dell'Ordine.
1550
Lato sud. Un ampio locale viene adoperato come “Refettorio
invernale". L'assisano Adone Doni vi dipinge l'Ultima Cena.
1564
Chiostro Maggiore o di Sisto IV. A cura del P. Francesco Balestrucci,
Dono Doni con il figlio Lorenzo decorano il chiostro con storie
monòcrome dei santi Francesco e Chiara. Tra le storie,
54 tondi con illustri minoriti (in genere perduti).
1600-
II 28 marzo Filippo III di Spagna dona 4000 ducati per la costruzione
di un dormitorio (attuale corridoio inferiore). Nel consiglio
conventuale del 17 settembre «fu trattato, che si trovasse
un muratore, o dua, per fare accomodare il tetto del refettorio
grande, che casca a terra...».
Il 28 settembre Clemente VIII erige e istituisce il noviziato
e fissa a 50 il numero dei frati e novizi che possono risiedere
al Sacro Convento.
1646
Atrio attuale tra il refettorio grande e il dormitorio/corridoio
inferiore. L'8 settembre è inaugurata la cappella del
nuovo noviziato, successivamente munita di decorazione in affresco,
da un autore locale anonimo:
1635-1647
Fondo ovest del corridoio inferiore. Stemma in maiolica policroma
del Padre Generale Giovanni Battista Berardicelli: una B con
corona sovrapposta, trovabile ancora sul cancello ligneo traforato
che porta alla basilica (accanto all'ascensore) e sugli splendidi
armadi della sacrestia segreta della basilica inferiore.
1700 circa
Pareti del Corridoio inferiore. Un anonimo pittore locale dipinse
20 scudi con altrettanti immagini sulle porte delle celle.
1717
Refettorio grande. Sulla parete ovest, Francesco Solimena dipinge
la tela con l'Ultima cena.
1745-48
Refettorio grande. L'architetto Giovanni Fontana sostituisce
le fatiscenti capriate in legno con l'attuale volta a botte
in pietra terminante a lunette o “unghie” sui lati.
Le pareti ospiteranno 22 medaglioni ovali barocchi con altrettanti
ritratti di Papi mecenati della basilica e del Sacro Convento,
realizzati da vari autori:
Da ovest a est, da sinistra a destra:
Benedetto XIV - Clemente XIV
Gregorio IX - Onorio III
Alessandro IV - Innocenzo IV
Nicola IV - Clemente IV
Alessandro V - Bonifacio IX
Innocenzo III - Callisto III
Innocenzo VIII - Sisto IV
Giulio II - Alessandro VI
Gregorio XIII - Clemente VII
Clemente VIII - Sisto V
Innocenzo XII - Alessandro VII
1756
Lato nord. Pesanti rifacimenti in stile neogotico della volta
della “Sala gotica”, attuale sede del Museo-Tesoro.
Intatte sono rimaste le finestre romaniche, identiche a quelle
della sottostante “Sala romanica”.
1757
Refettorio grande. Sulla parete est del refettorio ristrutturato
(m. 58x11x14), il Bottacci di Foligno esegue a guazzo il grande
affresco con, entro una gigantesca prospettiva, la conferma
della Regola. Sulla stessa parete Dono Doni († 1574) aveva
dipinto un Crocifisso con i SS. Francesco e Chiara e, sullo
sfondo, Gerusalemme e Assisi, esistente ancora nel 1704, quando
fu pubblicato il “Collis Paradisi” del P. Francesco
Angeli da Rivotorto.
1798-1811
Spoliazione del tesoro da parte dei Francesi.
1810
Soppressione napoleonica dei conventi e incameramento delle
biblioteche, degli archivi, dei musei al demanio dello Stato
con trasferimento a Spoleto fino al 1814.
1860
In forza del decreto Pepoli dell'11 dicembre, viene soppresso
il Sacro Convento con i suoi beni, trasferiti al Comune di Assisi
e sistemati nel Palazzo Vallemani, in via San Francesco.
1929
Lato ovest. Ristrutturazione del Salone papale dall'architetto
Arnaldo Foschini. Il pavimento in maiolica è di Giuliano
Aretini di Deruta. La decorazione pittorica fu eseguita dalla
pittrice romana Maria Biseo su programma iconografico suggerito
dal P. Bonaventura Marinangeli.
Il locale rinnovato, munito degli arazzi rinascimentali, ospitò
il Museo-Tesoro fino al 1977.
1932
Ingresso del Sacro Convento. Sistemazione dei bassorilievi in
terracotta rivestita, raffiguranti l'evento del ritrovamento
del corpo di San Francesco (1818), originalmente donati da Pio
IX per ornamento delle pareti della nuova Cripta neoclassica
(1824).
Nella lunetta sulla porta. Bassorilievo con Francesco che sposa
Madonna Povertà (ispirato al “Canto XI” del
“Paradiso dantesco”).
Chiostro Maggiore Sisto IV. Risistemazione delle due gigantesche
statue marmoree raffiguranti Pio VII e Pio IX, originalmente
ai lati della scala che da qui immetteva nella Cripta neoclassica.
Furono donate da Pio IX, dopo il soggiorno al Sacro Convento
nel 1857. Ne fu autore F. Gianfredi.
1968-72
Rifacimento del pavimento in pietra rossa di Assisi del refettorio
grande. Scoperta di circa seicento frammenti di maiolica umbra
antica, ora parzialmente esposti nel Museo-Tesoro.
(Padre Pasquale Magro, ofm Conv.)
Il terremoto
l
26 settembre 1997 due scosse di terremoto, una alle 2.33 della
notte e l’altra alle 11.42, colpirono l’Umbria
e le Marche. L’epicentro fu localizzato nell’Appennino
umbro, quasi al confine fra le due regioni. La magnitudo massima
registrata dagli osservatori fu di 6.0 gradi della scala Richter.
Altre forti scosse si verificarono il 7 e il 14 ottobre 1997
e il 26 marzo 1998, mentre lo sciame sismico continuò
per mesi, con migliaia di piccoli “assestamenti”.
La Basilica Superiore di Assisi venne gravemente offesa (vi
persero la vita due giovani frati e due tecnici comunali nel
crollo parziale del transetto) sia nelle strutture che negli
affreschi: crollarono, tra l’altro, l’arco della
controfacciata, sulla quale erano dipinte le figure di otto
Santi; la vela raffigurante San Girolamo, attribuita a Giotto
giovane, facente parte dell'affresco dei “Quattro Dottori
della Chiesa”; la vela dedicata a San Matteo dipinta
da Cimabue, collocata all'incrocio tra navata e transetto,
e facente parte del complesso pittorico dei “Quattro
Evangelisti” (questa fu completamente ridotta in pezzi
dall’impatto avuto con l’altare!); si polverizzò
un cielo azzurro trapunto di stelle d’oro. Crollò
in parte il timpano del transetto sinistro, si distaccarono
intonaci e strutture dalla sommità del campanile. I
celeberrimi affreschi di Giotto con le storie di San Francesco
si coprirono di uno spesso strato di polvere e detriti, impallidirono,
e si temette che fossero perduti per sempre: fortunatamente
subirono solo lievi lesioni, così come la famosa “Crocifissione”,
mirabile testimonianza del Cimabue.
Risultarono danneggiati i ritratti di San Francesco e di Santa
Chiara, i Santi Ruffino e Girolamo.
Il lungo e paziente lavoro di restauro - prolungatosi per
oltre 800 giorni da quel tragico 26 settembre 1997 - è
oggi terminato: oltre 72 miliardi di lire di spesa; 140.000
ore di lavoro; 300.000 frammenti di affresco recuperati; 25.000
mattoni impiegati per la ricostruzione delle volte; 80 operai
specializzati; 70 restauratori; 20 volontari.
Sono queste alcune delle cifre di quello che è stato
definito il “Cantiere dell’utopia”: quello
per il restauro della Basilica Superiore di San Francesco
ad Assisi.
Nel corso dell’opera di restauro sono stati montati
oltre centomila metri lineari di ponteggi; impiegate due gru;
installati monitor di controllo; effettuate indagini endoscopiche;
prove di carico; rimosse tonnellate di detriti; raccolti con
pazienza certosina 300.000 frammenti di colore, ed eseguiti
interventi di pulitura e consolidamento degli affreschi.
Il risultato, a detta degli esperti, ha positivamente superato
ogni più ottimistica aspettativa: c’è
chi giura, oggi, che il colpo d'occhio fra le navate della
Basilica superiore faccia dubitare che il terremoto ci sia
mai stato. Perfino il triangolo bianco, là dove era
la vela di San Matteo di Cimabue, sembra quasi riassorbito
nella complessiva, colorata, densissima compattezza d'insieme,
che i dipinti superstiti hanno recuperato. Sono state ricostruite,
sia pure in maniera parziale - la sola possibile -, le figure
dei Santi Vittorino e Rufino (fra l’80 e l’85%
del totale, ma senza recupero delle lacune con il classico
sistema del “rigatino”, per una scelta di massimo
rigore). Sono state riassemblate con lo stesso sistema le
figure degli altri sei Santi: Benedetto, Antonio da Padova,
Domenico, Pietro martire, Chiara e Francesco. E’ stata
ricollocata anche la vela di San Girolamo di Giotto, dopo
un recupero di oltre 120.000 tessere che la componevano!
Paolo Rossi

|